UNA SPOSA FIRMATA GATTINONI

E’ una sposa israeliana con l’abito in tulle e crinolina, strappato ed impolverato ad arte, come per un incidente, o come per la fuga da una guerra, quella che chiudera’, con un abbraccio d’amore al suo sposo palestinese, in tuta mimetica, anfibi e kefia, la sfilata della maison Gattinoni, che si è tenuta nel Museo Etrusco di Villa Giulia. L’ ”abito da sposa in tempo di guerra” sara’ indossato da Moran Atias, 20 anni, di Haifa, modella che vive in Italia da settembre, ex Miss Israele, Giulietta di Gattinoni per una sera. Romeo sara’ interpretato da Bilal, 30 anni, studente di Nablus, che sta specializzandosi in medicina cinese a Roma. Guillermo Mariotto, direttore artistico della maison romana, ha rivelato di aver faticato moltissimo a trovare il giovane e a convincerlo ad interpretare la performance. ”Ha accettato – spiega Mariotto – quando gli e’ stato mostrato il book con le foto di Moran. Sono riuscito a trovarlo tramite un’ associazione culturale palestinese a Roma, dopo aver sentito tanti altri giovani palestinesi, che, vi assicuro, hanno proprio voglia di smetterla con questa guerra; vogliono divertirsi e vivere in pace come tutti i giovani del mondo”. L’abito da sposa ”incidentato”, come lo definisce Mariotto, riassume in realta’ l’ ultima trovata sartoriale dello stilista, che ha preso spunto da un mostra parigina dove venivano mostrati due pantaloni lavorati come il prodotto di uno scontro, appunto di un incidente. La pelle e’ la vera protagonista dei 60 capi della collezione intitolata ”Fragile”, come la donna, che ”e’ il delicato contenuto dell’ abito – spiega Mariotto – rispetto agli abiti che sono solo contenitori”. Anche la pelle – nappa, pitone, anaconda, agnello, renna – invecchiata, alleggerita a sembrare seta, traforata con arabeschi, intrecciata al pizzo, tatuata con la china, come si fa sugli uomini, plissettata, drappeggiata, invecchiata, mischiata con piume di fagiano e struzzo, diventa ”Fragile”. Fragile e’ anche Karina Nedelcheva, la bionda modella dodicenne che sfila con capi piu’ adatti a sua madre, 35 anni, ex indossatrice. Intanto, il vintage contagia la collezione Gattinoni e, come presi da un vecchio baule della nonna, riappaiono tessuti corposi, broccati e damaschi, recuperati con tasselli di juta e ricami di filo di seta; crinoline leggerissime drappeggiate; redingote militari davanti, con broccati sulla schiena; microgiacche nere dalla linea ottocentesca con colli altissimi. Nella serie jeans, in omaggio alla Pop Art, appare il volto di Mick Jagger dipinto sulla renna di un corpetto abbinato al giubbotto in denim colorato e sfilacciato; un jeans e’ ricamato con bianche conchiglie pukka, praticamente introvabili. I pantaloni in pelle sono aderenti e terminano con ghette appuntite sulle scarpe; le giacche e i soprabiti in nappa o renna sono strutturate e incise, traforate, plissetate o lavorate a punto smog come i vestiti dei bambini. Un cappotto color piombo e’ fatto interamente di piume; un altro e’ in pitone grigio lacerato e lavorato come pizzo, bordato di volpe nostrana. Tra gli abiti da sera, la serie vintage in chiffon nei colori cipria e peau d’ange, ricamati con microperline e dreppeggiati a spina sul busto (una settimana di lavoro); l’abito ”Fragile”, grigio cupo, ricamato con canottiglie colorate depositate sulla gonna a campana e sul corpetto, come dall’esplosione di una bottiglia.

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