IL TAVOLO DELLA MODA ITALIANA

Competitività e internazionalizzazione sono i due obiettivi all’ ordine del giorno del tavolo della moda che si è tenuto il primo di febbraio, per la prima volta a Firenze, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, a 50 anni dalla prima sfilata del made in Italy che andò in scena proprio in questo spazio nel febbraio del 1952. Un tavolo di venti metri, sistemato a rettangolo, attorno al quale si sono sedute 90 partecipanti, tra i quali il ministro per le attività produttive Antonio Marzano; il suo viceministro con delega al commercio estero, Adolfo Urso; il presidente dell’Ice Beniamino Quintieri ed il direttore generale dell’ Istituto Gioacchino Gabbuti; il presidente di Sistema Moda Italia Vittorio Giulini; il presidente dell’Anci (Associazione calzaturieri) Antonio Brotini; il presidente di Intesa Moda Leandro Gualtieri; della Camera nazionale della moda Mario Boselli; del Centro di Firenze per la Moda Italiana Alfredo Canessa; il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e l’assessore toscano alle attività produttive Ambrogio Brenna, in rappresentanza della Conferenza dei presidenti di Regione. Tavolo all’insegna dell’ ottimismo determinato dalla convinzione, espressa dal ministro Marzano, che la ripresa del sistema moda possa essere registrata già entro la fine del semestre appena iniziato. Ottimismo derivante anche dalle aspettative del tavolo negoziale, che si è aperto ieri a Ginevra – come ha sottolineato il viceministro Urso – che definirà le regole anche per paesi appena entrati nel Wto come la Cina. I rappresentanti del Governo hanno detto che il sistema moda-persona, e cioè i settori del tessile-abbigliamento, agroalimentare e arredamento, nel 2002, hanno a disposizione 12,5 mln di euro per la promozione, ai quali andranno ad aggiungersi i fondi dei piani regionali per la promozione del commercio. Marzano ha tuttavia detto che il suo ministero sta riordinando il sistema dei sostegni. ”Tutte le agevolazioni e gli incentivi – ha detto – hanno efficacia diversa e stiamo individuando quelli che funzionano meglio”. Tanto il Governo centrale quanto le Regioni, queste ultime per bocca dell’assessore Brenna, quanto gli imprenditori si sono detti d’accordo nel perseguire l’obiettivo di potenziare i distretti industriali per cogliere nuovi spazi di competitività sui mercati mondiali, esaltare il genius loci delle realtà locali, per rafforzare il made in Italy, integrare le competenze, creare economie di scala e accrescere il potere contrattuale delle industrie nei confronti delle istituzioni. Indicazioni al governo su come perseguire una politica di promozione di prodotti ad alto valore aggiunto come quelli della moda e dello stile sono venute dal presidente di Sistema Moda Italia, Vittorio Giulini che ha chiesto un maggiore coordinamento tra ministeri ed enti competenti. Giulini ha inoltre chiesto una valorizzazione del ruolo delle ambasciate in sinergia con Ice, Camere di commercio e ministeri; di adottare il benchmarking per monitorare la competizione con i sistemi moda di altri paesi; di attuare maggiori controlli sulle importazioni alla luce della direttiva Ue del 2001 sulla salute e al sicurezza del consumatore.

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