Nel cuore pulsante del North Bund di Shanghai, sul lungofiume dove l’architettura futurista dialoga con la memoria coloniale, Hermès ha messo in scena la sua collezione Resort 2026 dentro una struttura temporanea color arancio acceso. Un richiamo diretto alla maison e al suo heritage, ma anche una dichiarazione di presenza: Hermès c’è, e continua a parlare il linguaggio del lusso con il tono calmo, deciso e inconfondibile di chi non ha bisogno di urlare per farsi notare.
Il lusso stratificato di Nadège Vanhee-Cybulski
Sotto la direzione creativa di Nadège Vanhee-Cybulski, la collezione ha raccontato un viaggio nell’immaginario equestre rivisitato con occhi contemporanei. Gli elementi chiave sono evidenti: stivali al ginocchio con suole robuste, giacche in pelle trapuntata, maglieria strutturata e, naturalmente, le iconiche borse Kelly in formato mini, indossate come crossbody con naturalezza chic.
Il look è stratificato, tecnico, volutamente costruito. Maglioni legati in vita o incrociati sulle spalle, giacche sovrapposte a blouson e gonne avvolte in pieghe dinamiche. Il risultato? Una silhouette che sembra pensata per il movimento, per il corpo che cavalca – o più semplicemente, che si muove libero nella giungla urbana.
Una palette calda, terrestre, audace
Le cromie raccontano la terra: arancio bruciato, terracotta, sabbia, cacao. Ogni tinta sembra scelta per evocare una materia, un odore, una consistenza. La pelle è protagonista, come da tradizione Hermès, ma affiancata da lane robuste, cotoni compatti e dettagli in seta. Il mix materico rafforza il senso di artigianalità viva, palpabile.
Moda o mascheramento? Il dibattito sullo styling
La reazione del pubblico online è stata tutt’altro che unanime. Mentre alcuni parlano di una “collezione calda, sensuale e sofisticata”, altri criticano lo styling definendolo “pesante, confuso, anni ’80 nel senso meno nobile del termine”. L’accumulo di strati – pullover annodati, cappotti aperti, cinture a vista – è stato letto da alcuni come una forzatura estetica che rischia di soffocare la purezza delle singole creazioni.
Eppure, in questa ridondanza c’è una dichiarazione: la donna Hermès non è minimalista, è stratificata come la sua storia, come le sue giornate, come i suoi pensieri. E forse anche come il mondo complesso che abita.
Un racconto coerente di identità
Hermès non cerca lo stupore effimero. Anche in una collezione cruise, l’approccio è narrativo, meditato, profondo. A Shanghai non si è visto solo un défilé, ma un capitolo del racconto coerente di una maison che, anno dopo anno, continua a dialogare con la propria storia senza mai rinunciare al presente.
La Resort 2026 è un esercizio di identità più che di tendenza. E in tempi in cui tutto cambia in un istante, forse è proprio questo il vero atto rivoluzionario.
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