Il mondo della moda piange la scomparsa di Valentino Garavani, l’uomo che ha reso immortale la bellezza. Valentino, è morto a Roma all’età di 93 anni, nella sua casa nella capitale. A dare l’annuncio sono stati la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, socio storico, co-fondatore della maison e compagno di una vita. La camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio dalle 11:00 alle 18:00. I funerali si terranno venerdì 23 gennaio alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica a Roma.
Si definiva un uomo fortunato, convinto che la vita gli avesse regalato tutto: amore, successo e ricchezza. «La mia vera passione è sempre stata creare abiti, per il resto sono un disastro», amava ripetere con la sua tipica ironia. Anche dopo il ritiro ufficiale dalla moda nel 2007, Valentino non aveva mai smesso davvero di disegnare: continuava a realizzare capi speciali per amiche e progetti artistici. Nel 2012 firmò 25 costumi per il New York City Ballet e nel 2019 tornò sotto i riflettori al Teatro dell’Opera di Roma per La Traviata diretta da Sofia Coppola, per la quale creò gli abiti di scena. Fu una delle sue ultime apparizioni pubbliche, segnata già dai primi evidenti segni della malattia.
Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino aveva scoperto prestissimo la sua vocazione. All’inizio degli anni Cinquanta si trasferì a Parigi per studiare moda e lavorò accanto a giganti dell’Haute Couture come Jean Dessès e Guy Laroche. Tornato in Italia, aprì il suo primo atelier in via Condotti grazie all’aiuto del padre. Ma la svolta decisiva arrivò con l’incontro con Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura: Valentino si occupava della creatività, Giammetti del business e della comunicazione. Un sodalizio umano e professionale durato oltre 45 anni.
La consacrazione arrivò nel 1962 con la celebre sfilata a Palazzo Pitti, che conquistò la stampa italiana e internazionale. Da lì iniziò una carriera leggendaria fatta di perfezione, rigore estetico e amore per la bellezza. «So cosa vogliono le donne», diceva. «Vogliono essere belle». Per lui l’eleganza era «l’equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa», e prima di ogni sfilata recitava una preghiera dietro le quinte come rito scaramantico.
Impossibile non citare il celebre rosso Valentino, una tonalità iconica con un tocco d’arancione che scoprì durante un viaggio in Spagna. «Il rosso è un colore che abbellisce moltissimo», spiegava. Un successo testimoniato anche dai numeri: otto attrici hanno ritirato un Oscar indossando un suo abito. Fu tra i primi a comprendere l’importanza dell’identità visiva, lanciando nel 1968 la famosa “V” in metallo, diventata simbolo di raffinatezza.
Il suo universo era popolato da star e icone: Jackie Kennedy, Liz Taylor, Sophia Loren, Sharon Stone, Rania di Giordania, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow, Anne Hathaway. Questo mondo dorato è raccontato nel documentario del 2008 The Last Emperor di Matt Tyrnauer, che mostra anche i celebri – e teatrali – battibecchi con Giammetti, seguiti da rapide riconciliazioni.
Sul fronte industriale, Valentino vendette il marchio nel 1998 alla Hdp Holding di Maurizio Romiti; nel 2002 la maison passò al gruppo Marzotto e poi alla finanziaria del lusso legata a Sheika Mozah, moglie dell’emiro del Qatar. Dopo di lui, l’eredità creativa è stata raccolta da Alessandra Facchinetti, Maria Grazia Chiuri, Pierpaolo Piccioli e oggi Alessandro Michele.
Lucido fino alla fine, osservava il presente con spirito critico: «Oggi chi ha denaro non sempre ha classe e memoria». E sul futuro diceva, con il suo inconfondibile tono teatrale: «Dopo di me, il diluvio». Valentino Garavani non ha solo disegnato abiti: ha costruito un’idea eterna di bellezza. E quella, davvero, non passa mai di moda.
