ROBERTO CAVALLI TROPPO COPIATO

”Basta, se va avanti cosi’ me ne vado. Se continuano a copiare i miei prodotti, io abbandono il mondo della moda, a costo di lasciare senza occupazione i lavoratori che ruotano intorno alle mie produzioni”: a parlare cosi’ e’ lo stilista-imprenditore fiorentino Roberto Cavalli che ha deciso di annunciare questa sua estrema intenzione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e che lo porta a parlare di ”abbandono del settore”, e’ la pubblicita’ di piccoli marchi che, su alcune riviste, presentano prodotti copiati esattamente da lui.
Cavalli ammette che la sua ”e’ una provocazione, un sasso lanciato nello stagno”, ma aggiunge anche di essere ”davvero stufo di essere copiato e non tutelato”. Qualcosa – dice – bisognera’ fare, urgentemente: ”se le autorita’ competenti non provvederanno a garantire la creativita’ italiana, si sappia sin d’ora che il mio abbandono sara’ stato motivato da questo”. ”Io dicevo sempre – continua – che ero felice di essere copiato, perche’ e’ un segno di successo. Ma ogni cosa ha un limite. Sull’ ultimo numero di un importante periodico della moda, ho appena visto la mia pubblicita’ e, subito dopo, i miei stessi capi copiati, precisi, da un prontista e mostrati in un inserto pubblicitario. Questo non e’ davvero possibile, non puo’ continuare!”. Certo non e’ la prima volta che gli capita di vedersi copiato: ”ma finche’ uno prende le idee da un altro – spiega Cavalli – va benissimo. Succedeva a Versace e anche io ho preso delle idee da Gianni. Ma i pantaloni che io sto consegnando adesso, sono gia’ nei negozi da due mesi: le immagini vengono fuori con le foto delle sfilate e con Internet, e i prontisti le copiano al millimetro. Io sono felice di dare idee, ma bisogna che il mio prodotto sia salvaguardato”. Cavalli racconta anche che qualcuno gli ha consigliato ”di brevettare i prodotti in Francia, dove la legge pare sia piu’ severa. Io sono stufo di mettere la mia creativita’ al servizio del mercato dei prontisti, in un contesto che non salvaguarda e protegge i creatori italiani. Copiare Armani e’ diverso: li’ e’ un gioco di taglio, di linea. Nel mio caso copiano e basta. Se succede l’anno successivo va benissimo, ma arrivare nei negozi addirittura prima di me!. E non e’ possibile – conclude – sentire i miei piu’ fedeli clienti lamentarsi di aver visto gli stessi jeans venduti a molto meno!”.
|fonte Ansa|

 

http://www.robertocavalli.net/

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