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Il rossetto irrinunciabile complice di bellezza

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Marion CotillardI più importanti esperti di bellezza o lookmaker, che dir si voglia, riunitisi qualche mese fa a Bologna in occasione del Cosmoprof, la più importante fiera mondiale dedicata alla bellezza, all’unanimità hanno indicato la bocca come cuore pulsante della bellezza è quindi, di conseguenza, il rossetto come espressione della personalità. In questo senso echeggia ancora forte una frase celebre di Coco Chanel: «Gli occhi sono lo specchio dell’anima, perché non riconoscere che la bocca è l’interprete del cuore?». Il rossetto, in effetti, è sempre stato considerato un forte elemento di seduzione. Evidenzia le labbra rendendole particolarmente sensuali. Così, da semplice accessorio funzionale alla bellezza, oggi il rossetto viene visto come un elemento indispensabile del look di ogni donna. Qualcosa che, sottolineano gli esperti, non deve assolutamente mancare nel corredo cosmetico di ogni donna. Il voler sottolineare le labbra non è proprio un vezzo moderno; si trovano tracce di rossetto già ai tempi dei sumeri. Le principesse sumere, tremila anni, fa decoravano le proprie labbra con pietre semi preziose compattate con l’argilla. I faraoni egiziani si tingevano le labbra con una mistura dai toni viola ottenuta con pigmenti ricavati da coleotteri e alghe, profumata ai fiori d’ibisco. Nell’antica Roma il colore virava sui toni della terra, con olio di oliva e di agrumi. Nel XVI secolo, fu Caterina De’ Medici a diffondere l’uso del rossetto tra le dame della corte di Francia. Non bella, di taglia robusta, la “Regina nera” amica di Nostradamus e probabile ispiratrice del massacro degli Ugonotti nella notte di San Bartolomeo, si era portata da Firenze fidati alchimisti con cui studiava ricette segrete di bellezza. Le servivano soprattutto per rivaleggiare con la favorita di suo marito Enrico II, la bionda Diana de Poitiers che lei chiamava pubblicamente “la putain du roi”. Fu la prima a portare rossetti iridescenti, ottenuti con polvere di perle spalmata su una miscela di cere emollienti e midollo d’agnello, colorata con petali di rose. Ma fu l’estrosità di un artista italiano dal nome francese a far diventare il rossetto un vero oggetto del desiderio. Accadde nel 1949, quando, per la campagna marketing del Rouge Basier (il primo indelebile della storia), inventato dal chimico Paul Baudecroix, il riminese Renè Gruau creò il poster a tre colori della “Femme a bandeau”, una donna bendata dalla pelle bianchissima, capelli neri, bocca rosso fuoco. Nell’iconografia cinematografica il rossetto identifica tipi diversi di personalità. Pallido per Greta Garbo; acceso sulle dive hollywodiane degli anni Quaranta: da Rita Hayworth a Joan Crawford e Bette Davis. Rosa aranciato per Sophia Loren, beige caldo per Brigitte Bardot. E, se è vero che durante la seconda guerra mondiale sfoggiare il rossetto rosso era un lusso, nel Sessantotto fu gettato nel fuoco insieme al reggiseno. Troppo visto addosso a madri, zie, professoresse. Ma irrinunciabile, al punto che s’inventò il bianco appena perlato, quasi invisibile, che aprì la strada al make-up “nude”, il più difficile, l’artificiale che si fa naturale. Esiste un codice preciso per la scelta del rossetto, ogni donna sa come creare un punto luce in armonia col colore della pelle, dei capelli, dell’abito. Il gesto di estrarre dalla borsa il rossetto e di ritoccare il colore dopo un pranzo, un tempo considerato sconveniente dal galateo, oggi è apprezzato come irresistibile segno di femminilità. Una donna con le labbra evidenziate dal lipstick rosso viene percepita come una vincente. A questo punto è inutile nasconderlo: il rossetto è l’oggetto cult del momento, basta saper scegliere quello giusto da abbinare al colore della propria pelle.

 

 

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