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Dove va la moda maschile?

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collezione Lardini autunno-inverno 2011-2012La prima cosa che ci è passata per la mente visitando i vari padiglioni della settantanovesima edizione di Pitti Uomo è: cosa succede nella moda maschile? Domanda non certo banale, se consideriamo l'attuale fase storica caratterizzata da una stagnazione del mercato. Pitti, in tal senso, è una di quelle manifestazioni fieristiche che ci permettono di capire in che direzione si muove il mercato. Proprio in quest'ottica, nelle precedenti edizioni della fiera fiorentina, constatando il netto calo di visitatori, ci eravamo resi conto di cosa stava succedendo nel mercato della moda, quindi avevamo toccato con mano la crisi che investiva l'intero settore. Quindi, utilizzando lo stesso metro di misura, oggi possiamo dire che le cose stanno cambiando in meglio: in primo luogo un aumento senza precedenti di marchi presenti in fiera, oltre mille; ma soprattutto erano stagioni che non si vedeva la calca e la confusione lungo i corridoi della fiera come in questa edizione. Sarà una nostra impressione? Non proprio. Tutto l'ambiente della moda è in fermento, si guarda al futuro con rinnovato ottimismo. Certo, non sarà facile ritornare ai numeri di un tempo, ma per gli operatori del settore è sufficiente un lieve ritorno al segno positivo nelle loro operazioni di vendita. A questo punto sorge spontaneo domandarsi quale sia stata la ricetta che ha permesso alle aziende italiane del settore moda, di uscire dal pantano della crisi. Sbirciando tra i padiglioni del 79mo Pitti Uomo, la prima cosa che ci è apparsa evidente è la spasmodica ricerca di materiali nuovi. Inutile negarlo, l'innovazione è una delle chiavi di volta per uscire dalla crisi e soprattutto per confrontarsi in maniera vincente con i mercati emergenti. Altro merito delle aziende italiane che sono riuscite a sollevarsi dal periodo di crisi è senz'altro l'essersi affidati a quella che da sempre è stata considerata da tutti l'eccellenza del made in Italy: la tradizione sartoriale. Proprio così, le aziende storiche della moda italiana hanno spolverato i loro archivi storici riportando alla luce gioielli di alta sartorialità, ovviamente con il giusto tocco di contemporaneità. Ma vediamole da vicino alcune di queste aziende che hanno saputo dribblare la crisi guardando al futuro con nuovo entusiasmo: Lardini, ad esempio, nel realizzare la collezione uomo per l'autunno-inverno 2011-2012 ha frugato negli archivi storici dei lanifici inglesi e italiani. 40Weft ha proposto, in occasione di Pitti Uomo, un ecopantalone realizzato con tessuti ad emissione zero, ottenuto con il riciclaggio di abiti da un processo chiamato carbon neutral. Marina Yachting (nella foto) ha presentato un giaccone "usurato" del vero lupo di mare. Questo giaccone è realizzato in fustagno sdrucito con gilet interno staccabile in panno. Da un'attenta ricerca storica è anche nata la giacca in tweed jacquard di Italian Independent. Ispirazione d'antan che ritroviamo anche nella collezione di Musto. L'azienda ha proposto una giacca cerata che riprende un vecchio modello degli anni '70. Insomma, il guanto di sfida al mercato è stato lanciato, non resta altro che sperare, magari incrociando le dita...
 

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