| STORIA
DEL PIERCING
Di:
Patrick Battipaglia 28-11-2003 |
Follie? Forme di masochismo? Sembrerebbe proprio di no, almeno
stando a tantissimi antropologi culturali che ricordano come
l'uomo dipinga, "buchi" e addirittura marchi il
proprio corpo dalla notte dei tempi.
Secondo il celebre Claude Lévi Strauss, ad esempio,
la prima superficie che l'uomo ha sentito l'impulso di abbellire
sarebbe stata il corpo, inteso come involucro della propria
persona e mediatore con il mondo esterno.
A conferma dell'antichità di tale pratica vi è
il ritrovamento di alcuni utensili di epoca preistorica, usati
allo scopo di decorare la pelle. Da non trascurare, poi, i
racconti di storici come Erodoto e Plinio il Vecchio, oppure
i corpi mummificati rinvenuti in varie parti del mondo, che
portano evidenti segni di tatou.
La pratica del tatuaggio, insieme alla scarificazione e alla
pittura ornamentale, è da intendersi dunque come un'arte
antica, nata per soddisfare un impulso umano con connotazioni
non solo individualistiche, ma anche con risvolti sociali.
Tanto da poter essere considerata come "l'atto sociale
primitivo". Sul piano linguistico è da notare
che il temine "tatuaggio" ha origine polinesiana,
in particolare tahitiana, e deriva dal vocabolo "tatau",
traducibile con "marcare con segni", "scrivere
sul corpo".
"Lo scopo principale del piercing, come dei tatuaggi
e delle scarnificazioni, delle pitture corporali e delle decorazioni
temporanee, è quello di distinguere i ruoli che ogni
membro assume all'interno della tribù - si legge in
un articolo della rivista Piecing World -. Tutto ciò
regola i rapporti tra i vari individui sia nel quotidiano
che durante le cerimonie, rendendo immediatamente palese,
al solo sguardo, tutta una serie di informazioni sull' individuo,
in rapporto al gruppo".
ATTENTI ALL’IGIENE
Il caso del giovane milanese morto tempo fa per un'infezione
epatica causata da un piercing nella lingua, ha spinto il
ministro della Sanità a ordinare dei controlli sui
laboratori che praticano la "body art".
Infatti, anche se in Italia esiste una normativa che detta
le linee guida sulle norme igieniche e di sicurezza necessarie,
queste regole di fatto non sempre vengono applicate e i piercing
vengono eseguiti molto spesso da dilettanti che non si preoccupano
affatto della salute dei loro clienti. Per evitare di contrarre
malattie ed infezioni è fondamentale, innanzitutto
rivolgersi a centri specializzati che rispettino le indicazioni
dal ministero della Sanità. In secondo luogo è
bene controllare che chi pratica il piercing o tatuaggi utilizzi
solo strumenti monouso (infatti non è sufficiente la
sterilizzazione).
Gli esperti, inoltre, suggeriscono di non farsi mai fare un
piercing utilizzando una pistola spara orecchini (quella che
normalmente usano i gioiellieri) perché non è
sterilizzabile.
In ogni caso è bene essere sempre consapevoli dei rischi
possibili di rigetto e di tutte le problematiche che potrebbero
insorgere. Tra queste ci sono senza dubbio l'epatite B, epatite
C, Aids. Ma c'è anche dell'altro: le cardiopatie, per
esempio: ultimamente la ormai grande diffusione del piercing
ha permesso di rilevare quanto questa pratica possa essere
pericolosa per le persone con disturbi congeniti al cuore,
difetti alle valvole cardiache (stenosi, insufficienza ecc.),
ma soprattutto portatori di protesi valvolare. Per queste
persone dunque sarebbe ragionevole rinunciare al piercing.
Oltre alle possibili infezioni si scoprono, a sorpresa, altri
pericoli: disturbi visivi, turbe della fertilità e,
per le donne, aumento dei dolori mestruali. La causa di tutto
questo risiede nel fatto che sull'orecchio ci sono molti punti
energetici e una stimolazione continua, come quella esercitata
da un orecchino, può scatenare simili effetti indesiderati.
Ovviamente questi saranno più forti nei soggetti predisposti.
I PIERCING PIU’ DIFFUSI
Ma in quali parti del corpo si può applicare il piercing?
Praticamente ovunque, dicono gli esperti. Anche se - vale
la pena di ripeterlo - bisogna sempre prendere molte preucazioni.
Il posto più comune da forare è il lobo delle
orecchie, come è facile da intuire. Ma il piercing
più in voga pare sia quello all'ombelico, che era considerato
come segno di regalità già dagli gli antichi
Egizi. "Si tratta tuttavia di un piercing abbastanza
difficile da guarire e conservare - spiegano dalla rivista
Piercieng World -. Richiede un grande spirito di cura, dato
che può essere facilmente irritato da cinture, da pantaloni
troppo alti e stretti, o dal troppo piegarsi e sedersi. Se
non site fermamente convinti e non avete intenzione di curarlo
come si deve, questo piercing non fa per voi".
Di antica pratica anche il cosiddetto Nipples, (il piercing
dei capezzoli), che pare fosse diffuso tra i centurioni romani
come segno di virilità e coraggio. Molto "in"
anche il tougue (piercing della lingua), che di solito guarisce
molto rapidamente ed è uno dei piercing meno dolorosi.
Nella hit parade dei "fori" più popolari
c'è indubbiamente anche il piercing alla narice. "Molta
gente però non è proprio cosciente dei rischi
che può comportare una tecnica sbagliata di installazione
-spiegano sulla rivista Piercing World - . Non permettete
che vi buchino la narice con una pistola da orecchie, e non
usate un comune orecchino".
Se poi qualcuno è disposto a rinunciare ai baci per
almeno sei settimane, può sempre decidere di farsi
sulle labbra, che durante la guarigione potrebbero gonfiarsi.
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