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14-11-2003
Il
Cashmere and Camel Hair Manufactures Institute (CCMI), l’associazione
internazionale di rappresentanza dei produttori di cashmere,
ha dato il suo accordo perché vengano ritirate le
denunce per violazione alla legge inglese sull’etichettatura,
formulate nei confronti della Laura Ashley. Quest’ultima
aveva messo in commercio capi con etichetta “100%
cashmere”, che invece le analisi condotte per conto
del CCMI, hanno dimostrato contenere lana di pecora. Laura
Ashley esprime rincrescimento per aver offerto in vendita
detti capi facendo affidamento su false assicurazioni ricevute
dai suoi fornitori.
CCMI e Laura Ashley si sono accordati su un protocollo per
il controllo dei capi di abbigliamento in cashmere per evitare
il rischio di porre in vendita articoli etichettati “puro”
o “100 % cashmere” quando la reale composizione
è differente. CCMI e Laura Ashley hanno entrambi
lo stesso obiettivo di non deludere la totale fiducia del
consumatore nell’etichettatura degli articoli in cashmere.
Il CMMI è stato creato nel 1984 per promuovere i
prodotti in autentico cashmere e pelo di cammello e per
tutelare gli interessi dei produttori, distributori e consumatori
di tali prodotti. Dopo gli iniziali successi ottenuti negli
Stati Uniti, il CCMI ha esteso la propria azione all’Unione
Europea e al Giappone.
Il CMMI svolge il monitoraggio del mercato al dettaglio
del Regno Unito acquistando capi in cashmere e spedendoli
a laboratori indipendenti, specializzati nell’analisi
delle fibre. Se l’analisi dimostra che il capo non
è etichettato correttamente, il CMMI contatta il
dettagliante informandolo del problema. Una delle principali
preoccupazioni del CMMI riguarda il fatto che i capi etichettati
“100 %” o “puro cashmere”, particolarmente
quelli di fornitori cinesi, contengono spesso significative
percentuali di lana di pecora.
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