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Per conservare
bene un capo di maglia bisogna prima di tutto sapere di
quale materiale è composto. Una volta, per ottenere questa
informazione con sicurezza, il metodo più semplice e pratico
era quello del fiammifero. Nel caso dei filati vegetali
(cotone e lino) o di fibre artificiali (viscosa, nylon)
la combustione è rapida, inodore e lascia scarsi residui.
Oggi la prova del fuoco non è più adatta, considerato il
numero di fibre chimiche utilizzato. Il consumatore oggi
è informato dall'etichetta applicata sul capo che, secondo
criteri previsti per leggi, dichiara le fibre che lo compongono
e il peso percentuale di ognuna di esse sul totale. In alcuni
casi l'etichetta di composizione riporta anche diversi simboli
che garantiscono la qualità della materia prima impiegata
nella produzione del filato e che vengono concessi da istituti
che promuovono e tutelano il corretto uso della lana, del
cotone, del lino e del filo di Scozia. Conoscere la composizione
di un capo consente di lavarlo senza danneggiarlo. Per la
maglieria di lana l'assillo tradizionale è l'infeltrimento...ecco
come negli anni '30 una rivista femminile consigliava di
comportarsi: .
Non è certo un metodo aggiornato...meglio la lavatrice:
ma se si rovina la maglia? Meglio spendere un pò di più
per la smacchiatoria!!!
foto a destra
collezione
autunno - inverno 2001/2002 di Cruciani
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