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Federica
Piaggesi.01-10-2003
Si
“schiude” una nuova stagione creativa sulla
passerella di Alexsandro Palombo. Una nuova femminilità,
più misurata e concettuale, si fa largo timidamente
lasciandosi alle spalle le provocazioni e gli eccessi delle
collezioni passate. Niente più campi minati, fili
spinati, percorsi di guerra, kefiha in tutte le salse. Le
modelle sfilano teneramente col viso ricoperto di piume,
come pulcini appena usciti dall’uovo, candide nei
completini di cotone bianco tagliati al vivo, o nelle gonne
con orlo quadrato e ricamato che sembrano ricavate da antiche
tovaglie.
Palombo pone con forza il tema dell’insicurezza femminile,
come momento di crescita personale, di riscatto e riscoperta
di se. Questa la chiave di lettura di una collezione che
profuma vagamente di anni ’60, di sartorialità,
di linee pulite, di fantasie lussureggianti da figli dei
fiori. Su tutto domina la luce dei broccati in cotone lurex,
che diventa inserto prezioso per caftani di tutte le lunghezze,
o dei cristalli che impreziosiscono redingote di pizzo salentino,
o ancora nei tessuti specchiati di mantelle, gonne e vestiti
policromi come patchwork.
Non mancano le sperimentazioni più ardite care allo
stilista salentino, come le stoffe tagliate a fettucce e
lavorate a tricot, per enormi mantelle sfrangiate e tute
tramate a rete, o i capi creati dall’insieme di mille
ritagli svolazzanti di stoffe diverse.
Nessuna contraddizione, nessuna abiura. Il “vecchio”
e il “nuovo” si mescolano con armonia, la tradizione
salentina all’innovazione della sperimentazione, il
rigore della sartorialità all’imperfezione
esibita, le linee pulite all’estro, per una collezione
forse meno ardita ma più portabile.
SPECIALE
MILANO MODA DONNA 2003 |