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Patrick
Battipaglia. 17-07-2003
Un
turbinio di colori, chiffon, paillettes e organze come nella
migliore tradizione araba è la prima impressione
che si prova nel vedere la collezione dello stilista libanese
Abed Mahfouz, presentata giovedì 17 luglio in occasione
della settimana dell’Alta moda romana. Lui Abed, è
uno stilista atipico, alle spalle una laurea in ingegneria
elettronica, nel 1995 apre il suo Atelier a Beirut rilevando
e ampliando la piccola e avviata sartoria della mamma e
della sorella che si è trasformata in poco tempo,
in un sofisticato Atelier con un ufficio stilistico di oltre
dieci disegnatori ed una serie di clienti sparsi in tutto
il mondo. La collezione è un omaggio al Giappone.
In passerella moderne geishe che sostituiscono il kimono
con abiti dalle linee fluide, ricamati da motivi floreali,
costruiti da sovrapposizioni di tulle, e organze. Le maniche
ricordano l’ampiezza e la sontuosità dei veri
kimono e sono decorate con piccoli bonzai. E’ un mondo
di colori polverosi, di tonalità rubate alla terra,
mischiate con l’argento, il bronzo e il rame. A fronte
di un lavoro rigoroso e minuzioso nei dettagli, la collezione,
non si può certo definire originale, a tratti è
sembrato un dejà vu, immagini che riportano alla
mente ricordi sparsi qua e là. Ma in una logica puramente
di mercato, fin quando si vende, tutto va bene.
SPECIALE
"ALTAROMA 2003"
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