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Daniela
Feletto. 16-07-2003
Angelo Mozzillo in un quadro di Salvador Dalì, tra
l'albero secco e lo specchio dei quadri del maestro del
surrealismo: questo lo scenario della performance dello
stilista, già resa suggestiva dal Tempio di Adriano
trasformato in location del defilè. Una donna forte,
come un guerriero che combatte al fianco di Odino, ha sfidato
le regole del bon ton: cappotti di volpe, di coccodrillo
e struzzo rendevano quasi glaciali le modelle statuarie
poi ammorbidite dai vestiti optical in pelle o di maglia
da portare come minigonna, per la sera la femminilità
diventa quasi eterea grazie agli impalpabili abiti di tulle
verdi, borchiati con fili di strass e pietre oppure grazie
al lungo cappotto bianco ripreso dalle maniche ma fluttuante
e vaporoso come la nebbia che si depositava nel pavimento
calpestato da queste fiere creature nordiche. Una donna
altezzosa, superba e forte ma incredibilmente femminile
e sensuale, questa è la donna di Mozzillo: in una
parola, una creatura divinamente mortale.
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