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Federica
Piaggesi . 27-06-2003
C’è
un’oasi nel frenetico e afoso programma delle sfilate
milanesi. Un’oasi fatta di stimoli digitali, relax
visivo e ambientale, informalità.
Sarà
per l’anima ecologista della griffe, per l’installazioni
sperimentali di Studio Azzurro o per il bio lunch, ma l’atmosfera
alle sfilate di Marihté e François Girbaud
è sempre piacevolissima.
I modelli
si muovono liberamente all’interno dell’ampio
spazio, improvvisando danze scatenate, riti e movimenti
KungFu. Sul volto colori e simboli tribali, la parola d’ordine
è libertà.
Ricerca
tecnologica e spirito naturalista s’intrecciano, dando
vita ad una collezione ricca di spunti stilistici, dove
estetica e funzionalità ergonomica vanno di pari
passo, all’insegna del comfort più totale.
L’uomo
per la primavera-estate 2004 è una sorta di indiano
metropolitano, libero e selvaggio, ma profondamente calato
nella giungla d’asfalto nella quale vive, lavora,
si diverte.
Nulla
è banale o scontato, pur nell’apparente semplicità
dei capi. Lavorazioni al laser, pieghe, stropicciature,
patine, lacci e cuciture creano forme nuove, asimmetriche,
non convenzionali.
I volumi
sono spesso ampi, morbidi, indefiniti e anche i completi
di taglio sartoriale si riempiono di crepe e macchie di
colore.
Originali
gli accessori; cinture di cuoio che abbracciano vita e gambe,
e scarpe coloratissime che poggiano su semisfere d’aria.
Stampe vegetali su pantaloni da smoking, pantacargo, giacche
e t-shirts sono un inno alla natura selvaggia e incontaminata.
Originale
connubio tra ricerca tecnologica e spirito ecologista, artificiale
e naturale, per una collezione giovane, anticonformista,
all’insegna del casual chic. Semplicemente bella.
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