|
Patrick
Battipaglia. 13-04-2003
Sergio Rossi,
Bruno Magli, Cesare Paciotti, Gianni Barbato sono alcune,
tra le principali griffe del settore calzaturiero, che in
questi anni hanno rappresentato meglio il made in Italy
nel mondo. Un settore, quello calzaturiero, che dopo diversi
anni di relativo splendore sta attraversando un periodo
di crisi, evidenziato da un netto calo delle esportazioni.
Il risultato emerge da uno studio condotto dall’Anci
(associazione nazionale calzaturieri italiani) presentato
in occasione dell’ultima edizione del Micam. La causa
di questa flessione nelle esportazioni si deve a due elementi:
una concorrenza sempre più agguerrita dei produttori
asiatici e la crescita del mercato dei prodotti contraffatti.
L'associazione nazionale dei calzaturieri suggerisce la
soluzione per uscire da questo tunnel, puntare sul segmento
di mercato medio alto, facendo leva sugli elementi che hanno
permesso il successo del made in Italy nel mondo: design
raffinato e qualità indiscussa. Prodotti italiani
che esercitano un’ascendente forte su molti mercati
esteri, molti dei quali fino a qualche anno fa erano considerati
in via di sviluppo. In Cina ad esempio negli ultimi due
anni otto aziende italiane del settore calzaturiero hanno
aperto degli showroom. Anche in Russia le scarpe italiane
sono ricercatissime, pare, infatti, che il cliente russo
cerchi la qualità e soprattutto ami acquistare prodotti
di lusso, due elementi che contraddistinguono le calzature
made in Italy. Identica situazione per il mercato statunitense,
dove le scarpe italiane sono richiestissime al punto che
importanti aziende del settore come Bruno Magli registrano
un fatturato annuale, nel solo mercato americano, di oltre
30 milioni di dollari. Qualità e design, rappresentano
quindi, “la strada maestra” che le aziende italiane
sono obbligate a percorrere per rafforzare le esportazioni
ma soprattutto per mantenere sempre vivo il prestigio che
ha fatto delle calzature italiane all’estero un oggetto
di culto.
|