|
Installazioni video alle pareti bombardano
la platea con immagini di guerra, politici, attentatori
kamikaze, vittime e gente disperata.
Sulla passerella il filo spinato imbriglia giochi di bambino
e le modelle sfilano con il viso segnato da un trucco pesante,
quasi tribale e in parte sbavato.
Sono le lacrime e il sangue di una terra tormentata e bellissima,
crocevia di culture e fulcro di storia.
La tradizione salentina e meridionale tanto cara al giovane
stilista, viene estesa idealmente al mediterraneo e al medioriente
in particolare.
Ed è ancora una volta la materia grezza, le fibre,
la corposità, gli strati, le lavorazioni e le lacerazioni,
il punto nevralgico di una collezione che gioca pesantemente
sui contrasti, larcaico e il glamuor, loriente
e loccidente, il semplice e lelaborato, il sacro
e il profano.
Elementi tardizionali vengono reinventati e mescolati, così
i kefiah palestinesi con un gioco di nodi diventano completi,
mantelle, gonne, top, talvolta impreziositi con cristalli
e pizzi.
Il cotone annodato, gli sfilati salentini, la fettucia,
la passamaneria, la maglieria ai ferri e quella sfrangiata
intrecciata manualmente, luncinetto, il pizzo, il
tutto lavorato artigianalmente e messo assieme secondo formule
nuove.
Non stupisce dunque il putto ricamato alluncinetto
sulla mantella dal taglio asimmetrico, o un classicissimo
taillour dare il cambio in passerella ad una lunga gonna
fatta da mille intrecci di cotone e pezze di stoffa sovrapposta.
Il cotone intrecciato a trama larga diventa una rete dalla
forme più svariate, ora top, ora mantella, vestito
o gonna, ricco di frange e applicazioni.
Una lunga gonna bianca con scritte inneggianti alla pace
chiude la sfilata tra gli applausi.
Tanti gli spunti stilistici per una collezione fatta da
mille contaminazioni e sperimentazioni ardite, che confermano
in pieno il talento e loriginalità dello stilista
salentino.
|